La passeggiata serale continua…

Eccomi in una calda sera di fine luglio…vi ricordate il racconto di qualche sera fa? Vi raccontai di una coppia che vidi su una panchina. Avrei giurato che avrebbero proseguito la loro vita insieme e invece…ma, vi racconto. Ieri, facendo la mia solita passeggiata serale con la mia inseparabile cagnolina, mi accorsi che, sulla panchina “dell’amore” (soprannominata così da me!) c’era qualcuno. Era lei, la donna che quel giorno sorrideva felicemente ad un uomo. Aveva uno sguardo triste, assorta nei suoi pensieri…guardava il lento ed elegante spostarsi dei cigni nel laghetto. Così, mi avvicinai con la solita stupida frase che si usa per attaccare discorso…”caldo stasera, vero?” lei annuì, ma, fu come se in quel momento volesse, improvvisamente, parlare. Mi accomodai sulla panchina e, tra le prime frasi di circostanza, lei arrivò a parlare di lui, si, proprio quel lui. Mi raccontò che lui, dalla sera alla mattina, aveva fatto un passo indietro. Le motivazioni di questa sua decisione… lei poteva solo immaginarle ma non aveva certezze. Si sentiva come se lui l’avesse scaraventata fuori dalla macchina in corsa. Io ascoltai e cercai di spiegare che l’amore deve essere totalità da parte di entrambi. Non può amare uno per due. L’amore è bisogno l’uno dell’altro, il tempo non va elemosinato da una parte… ma deve essere desiderio di stare insieme. Lei non parlava, scuoteva la testa dicendo che in lui aveva visto un uomo perbene, di sentimenti veri, incapace di fare del male. Mi chiese…. “di lui mi è rimasto un regalo, un braccialetto che mi portò il giorno in cui ci vedesti sulla panchina. Cosa devo fare con quel braccialetto?” Risposi senza esitare… “ti direi di andare da lui e scaraventarglielo in faccia, ma, razionalmente, ti dico che chi si prende gioco dei sentimenti altrui non merita nulla. Butta via quel braccialetto.” Mi ringraziò per le mie parole. Si alzò dalla panchina, prese il braccialetto e lo gettò in un cestino. I sentimenti sono la cosa più pura del mondo, arrivano dall’alto, da chi ci ama e ci ha insegnato ad amare. Mai permettere a chichessia di calpestarli. L’amore deve dare amore! Con affetto Lady💕

Annunci

Un vecchio diario…

Eccomi… mi sento un po’ come quella ragazzina di qualche anno fa… (risata concessa… via!) che scriveva la sua pagina giornaliera su un diario segreto accuratamente chiuso con un lucchetto! Si cresce, si diventa donna, cambiano le movenze che diventano, forse, più maliziose, ma il cuore… quello non cambia! Il diario… mio complice e compagno di vita… una scatola riposta in soffitta quanti ne contiene! Ricordo l’impostazione della pagina… in alto a destra la data del giorno in cui scrivevo, l’inizio era sempre “caro diario”… raccontavo a quell’amico immaginario i miei pensieri di ragazza sognatrice, i miei desideri, la vita scolastica e tanto altro. Ero una ragazza timida… Dio mio… esageratamente timida. Ricordo il mio primo abito da “donna”. Mamma mi aveva confezionato un abito di lana color panna… era lungo fino al ginocchio. Quanto accurato lavoro… sceglieva tutte le finiture… teneva a quell’abito. Mi disse che, però, dovevamo comprare delle scarpe adeguate. Camminavamo per il centro di Milano, cercando qualcosa che potesse completare quel suo adorato capolavoro. Eccole… in una vetrina, un paio di scarpe aspettavano proprio me. Erano color panna con inserti fucsia, decoltè, tacco 5. Tornammo a casa, indossai l’abito e le scarpe… mi sentivo quasi a disagio ma ero diventata, ormai, donna! Mio padre arrivò e sentenziò… “è troppo corto!” Mamma mi schiacciò l’occhio… come per dire “ha solo paura che tu stia cominciando a volare!” Tutte le amiche ammiravano quel dono di mamma! Avevo lanciato una moda: gli abiti di lana! “Grazie mamma, fu allora che capii che ogni cosa arriva quando è il suo momento!” E da li il primo rimmel, rossetto… e i tacchi, adorati tacchi! Poi papà, pian piano, cedeva, osservava ma non commentava. Papà, ormai anziano, se mi chiedeva di accompagnarlo in giro per Milano… aggiungeva…. “Non mettere i tacchi, perchè potresti cadere!” Chissà quanto altro potrei raccontarvi… papà era un uomo d’altri tempi, autoritario ma con sani principi e tanta onestà. “Spero di non averti deluso… papà!” Questo è signori… perchè… anche se non ci vediamo… siamo persone che hanno un passato da raccontare. Spero di non avervi annoiato… con l’affetto di sempre… Lady💕

Una passeggiata serale…

Una passeggiata serale lungo il laghetto vicino casa… si avverte che siamo nel pieno delle vacanze. Pochi ragazzi in bicicletta, pochi bambini che corrono, poche persone che assaporano l’aria che si rinfresca. Come sempre, i cigni si muovono, da una parte all’altra del laghetto, aspettando, chissà, forse, la luce del giorno. Una panchina vuota, mi fermo a guardare… ricordi si accendono. Quanti segreti racchiudono quei legni incastrati! Ricordo un pomeriggio di inizio estate, mi colpì lo strano guardarsi di un uomo e una donna. Non vedevo da tempo tanta compostezza. Lei se ne stava, timidamente, seduta da un lato, lui cercava la sua mano. Pensai che stesse nascendo fra loro una profonda conoscenza, entrambi si cercavano con le mani, con gli occhi, infine, con un bacio. L’amore nasce ovunque…anche su una panchina all’ombra di un albero… pensai! Ed ora, passando accanto a quella panchina, mi tornano in mente quei due cuori. Chissà, se la scintilla di quel giorno accese qualcosa di bello fra loro. Facciamo che, se dovessi rivederli sulla panchina, vi informerò. L’amore è bellezza del cuore! Un affettuoso abbraccio, come sempre, da Lady… 💕

Vorrei che fosse amore…

Vorrei che fosse amore,
amore quello vero
la cosa che io sento
e che mi fa pensare a te.
Vorrei poterti dire
che t’amo da morire
perché è soltanto questo che desideri da me.
Se c’è una cosa al mondo
che non ho avuto mai
è tutto questo bene che mi dai
vorrei che fosse amore,
ma proprio amore amore
la cosa che io sento per te.
Vorrei che fosse amore
amore quello vero
la cosa che tu senti e ti fa pensare a me.
Vorrei sentirti dire
che m’ami da morire
perchè è soltanto questo che desidero da te.
Se c’è una cosa al mondo
che non ho avuto mai
è tutto questo bene che mi dai.
Vorrei che fosse amore
ma proprio amore amore
la cosa che io sento per te… stupendamente… Mina per me e per tutti voi! Un bacio… Lady💕

Quando ero piccola…

Quand’ero piccola
dormivo sempre al lume di una lampada
per la paura della solitudine
paura che non mi ha lasciato mai
nemmeno adesso che sei qui

e dormi accanto a me
ma sento che i tuoi sogni ti allontanano
perché per quelli che si amano
non c’è, non c’è
lo stesso sogno da sognare in due.
Una donna è più sola
quando l’uomo che ha vicino
non riesce a leggere
nei suoi pensieri.
Quand’ero piccola
dormivo sempre al lume di una lampada
per non restare sola
adesso io vorrei, vorrei
sognare quello che stai sognando tu.
Una donna è più sola
quando l’uomo che ha vicino
non riesce a leggere
nei suoi pensieri.
Quand’ero piccola
quand’ero piccola
quand’ero piccola.
E dormi accanto a me
ma sento che i tuoi sogni ti allontanano
perché per quelli che si amano
non c’è, non c’è
lo stesso sogno da sognare in due…Stupenda canzone di Mina… un bacio da Lady💕

Quando il destino bussa alla tua porta…

Vorrei raccontarvi una storia, una storia vera, dettata da ricordi non miei ma, talmente descritti minuziosamente che è come aver vissuto quei momenti.Ma, di chi si tratta, chi mi ha lasciato questa eredità di ricordi. Lo capirete leggendo, oppure, giungerete alla fine. Tutto accadde in un giorno nato, apparentemente, come tanti. Luigi era uno spensierato ragazzo di 14 anni, solare, amato da tutti. Ma, quel mattino il destino bussò alla sua porta! Ecco, il racconto comincia..E pian piano il sole si alzò su quel 10 agosto 1962..”papà, dai portami a fare un giro con la tua lambretta nuova”. Luigi voleva provare quelle due ruote ma, suo padre, quel mattino, non voleva alzarsi, forse, inconsciamente, sentiva che qualcosa sarebbe accaduto. Alla fine, tra mille insistenze suo padre cedette e si prepararono a quella gita sulle due ruote.Quell’estate era accompagnata da Paul Hanka, ovunque, si cantava “i tuoi capricci”, Luigi voleva quel 45 giri, e, sua mamma nel salutarlo gli disse “al ritorno troverai quel disco!” Stavano soggiornando, per le vacanze estive, in Sicilia, a Gela, e così Luigi e suo papá partirono sulla lambretta. Luigi Indossava pantaloni, una maglietta bianca ed un cappello in paglia. La vita li stava separando, da una parte, Luigi e suo papà in viaggio, dall’altra la mamma e le sorelle che cominciavano l’attesa di quel ritorno. Avvinghiato a suo papà, Luigi sorrideva, felice per quel desiderio esaudito. Imboccarono una curva, suo padre suonò più volte il clacson per segnalare il loro passaggio..ma, un camion non vide la lambretta e..un tonfo! Le mani di Luigi si staccarono dalla vita di suo padre e cadde battendo la testa. “Luigi!” Il camion era andato via, non curante di ciò che era accaduto. Suo padre lo prese in braccio, chiedeva aiuto, ma nessun telefono nelle vicinanze, nessuno passava per caso. Pian piano, la camicia rosa di quell’uomo, si tingeva del sangue di suo figlio, tra la disperazione e l’impotenza di non poter fare nulla. Improvvisamente un’auto “mi aiuti, la prego” e quel signore li portò all’ospedale di Caltagirone. Arrivarono, Luigi era, ormai, in fin di vita, mentre i medici tentavano di salvarlo, quel signore si offrì di andare a Gela a prendere il resto della famiglia. Quell’uomo, solo, che stava lottando per la vita di suo figlio, diede al signore un biglietto da dare a sua moglie “venite tutti!” Il signore arrivò a Gela “signora, legga questo biglietto, sua marito l’aspetta!”La mamma di Luigi riconobbe la scrittura e, tutti, seguirono quell’ambasciatore,tanto umano e gentile, a Caltagirone. All’ospedale c’era quel padre disperato con la camicia insanguinata e gli effetti personali di Luigi. Tutti capirono che Luigi non c’era più. Inutile descrivere la disperazione di tutta la famiglia. E, quel signore, passato per caso su quella strada, non li lasciò soli. Era un fiorista di Caltagirone, li ospitò a casa sua e si occupò di tutto ciò che necessitava per il trasporto di Luigi. Quel padre disperato chiuse, per sempre, quel maledetto giorno, nel suo cuore, con il pensiero fisso che la sia vita finì insieme a Luigi. Passarono gli anni, una bimba arrivò in quella famiglia, somigliante a quel ragazzo solare che se ne era andato tanto presto. La vita continuò ma, il ricordo di Luigi non si spense mai. A volte, accadeva, che gli occhi verdi di quella stupenda moglie e mamma si bagnassero di lacrime..nessuno chiedeva il motivo, era Luigi che passava nella sua mente; oppure che lo sguardo di quel padre, coraggioso e disperato, si perdesse nel vuoto. Ora, Luigi con mamma e papá sono di nuovo insieme, da Lassù sorridono. Sono due rose rosse ed una bianca! Ed ora vi starete chiedendo perché ho voluto raccontare questa triste storia, come mai sono a conoscenza di tutti questi particolari..perchè, signori, quell’uomo che, quel giorno si mise alla guida di quella lambretta..era Mio Padre! Ladymarian..♡Vorrei raccontarvi una storia, una storia vera, dettata da ricordi non miei ma, talmente descritti minuziosamente che è come aver vissuto quei momenti.Ma, di chi si tratta, chi mi ha lasciato questa eredità di ricordi. Lo capirete leggendo, oppure, giungerete alla fine. Tutto accadde in un giorno nato, apparentemente, come tanti. Luigi era uno spensierato ragazzo di 14 anni, solare, amato da tutti. Ma, quel mattino il destino bussò alla sua porta! Ecco, il racconto comincia..E pian piano il sole si alzò su quel 10 agosto 1962..”papà, dai portami a fare un giro con la tua lambretta nuova”. Luigi voleva provare quelle due ruote ma, suo padre, quel mattino, non voleva alzarsi, forse, inconsciamente, sentiva che qualcosa sarebbe accaduto. Alla fine, tra mille insistenze suo padre cedette e si prepararono a quella gita sulle due ruote.Quell’estate era accompagnata da Paul Hanka, ovunque, si cantava “i tuoi capricci”, Luigi voleva quel 45 giri, e, sua mamma nel salutarlo gli disse “al ritorno troverai quel disco!” Stavano soggiornando, per le vacanze estive, in Sicilia, a Gela, e così Luigi e suo papá partirono sulla lambretta. Luigi Indossava pantaloni, una maglietta bianca ed un cappello in paglia. La vita li stava separando, da una parte, Luigi e suo papà in viaggio, dall’altra la mamma e le sorelle che cominciavano l’attesa di quel ritorno. Avvinghiato a suo papà, Luigi sorrideva, felice per quel desiderio esaudito. Imboccarono una curva, suo padre suonò più volte il clacson per segnalare il loro passaggio..ma, un camion non vide la lambretta e..un tonfo! Le mani di Luigi si staccarono dalla vita di suo padre e cadde battendo la testa. “Luigi!” Il camion era andato via, non curante di ciò che era accaduto. Suo padre lo prese in braccio, chiedeva aiuto, ma nessun telefono nelle vicinanze, nessuno passava per caso. Pian piano, la camicia rosa di quell’uomo, si tingeva del sangue di suo figlio, tra la disperazione e l’impotenza di non poter fare nulla. Improvvisamente un’auto “mi aiuti, la prego” e quel signore li portò all’ospedale di Caltagirone. Arrivarono, Luigi era, ormai, in fin di vita, mentre i medici tentavano di salvarlo, quel signore si offrì di andare a Gela a prendere il resto della famiglia. Quell’uomo, solo, che stava lottando per la vita di suo figlio, diede al signore un biglietto da dare a sua moglie “venite tutti!” Il signore arrivò a Gela “signora, legga questo biglietto, sua marito l’aspetta!”La mamma di Luigi riconobbe la scrittura e, tutti, seguirono quell’ambasciatore,tanto umano e gentile, a Caltagirone. All’ospedale c’era quel padre disperato con la camicia insanguinata e gli effetti personali di Luigi. Tutti capirono che Luigi non c’era più. Inutile descrivere la disperazione di tutta la famiglia. E, quel signore, passato per caso su quella strada, non li lasciò soli. Era un fiorista di Caltagirone, li ospitò a casa sua e si occupò di tutto ciò che necessitava per il trasporto di Luigi. Quel padre disperato chiuse, per sempre, quel maledetto giorno, nel suo cuore, con il pensiero fisso che la sia vita finì insieme a Luigi. Passarono gli anni, una bimba arrivò in quella famiglia, somigliante a quel ragazzo solare che se ne era andato tanto presto. La vita continuò ma, il ricordo di Luigi non si spense mai. A volte, accadeva, che gli occhi verdi di quella stupenda moglie e mamma si bagnassero di lacrime..nessuno chiedeva il motivo, era Luigi che passava nella sua mente; oppure che lo sguardo di quel padre, coraggioso e disperato, si perdesse nel vuoto. Ora, Luigi con mamma e papá sono di nuovo insieme, da Lassù sorridono. Sono due rose rosse ed una bianca! Ed ora vi starete chiedendo perché ho voluto raccontare questa triste storia, come mai sono a conoscenza di tutti questi particolari..perchè, signori, quell’uomo che, quel giorno si mise alla guida di quella lambretta..era Mio Padre! Ladymarian..♡